Nepal

 

 

 

 

 

 

A circa una settimana dal terremoto del 25 aprile che ha devastato il Nepal con una magnitudo 7.8 continuano ad essere estratte persone dalle macerie, grazie al lavoro incessante dell’esercito e della polizia nepalese.

Oltre 7.000 sono le vittime stimate finora, anche se vanno considerate le zone più impervie e isolate dove la distruzione è ancora maggiore, i soccorsi tardano ad arrivare ed è particolarmente difficile capire l’entità dei danni subiti.

Per quanto la mobilitazione degli aiuti è stata avviata con la maggior fretta possibile, purtroppo i problemi non mancano: crepe sulla pista di atterraggio e controlli rigorosi alla dogana rallentano enormemente le operazioni umanitarie. Villaggi interi non hanno ricevuto ancora nessun tipo di assistenza ad oltre una settimana dal sisma. A ciò si aggiunge il pericolo di rivolte popolari e di epidemie se gli aiuti non arriveranno il più presto possibile.

Cosa si può fare.

Fondamentali sono gli aiuti concreti: si può aiutare anche e soprattuto da casa con un supporto monetario tramite una delle tante associazioni umanitarie che stanno lavorando in Nepal in questo momento (Hanuman OnlusSave The Children, Asia Onlus, Croce Rossa, Unicef, Caritas…).

Accanto ciò anche il mondo virtuale ha dato il suo contributo e la rete si sta rivelando estremamente utile in queste situazioni di emergenza: nelle ore successive al terremoto si sono attivati i volontari digitali, una nuova figura, spesso informatici, che sfruttano le potenzialità del web per fornire informazioni vitali ai soccorsi sul territorio: gruppi più o meno organizzati di persone hanno messo a punto piattaforme web per raccogliere informazioni sugli eventi, organizzare aiuti sul campo e fornire a coloro che abitano nelle zone colpite strumenti per chiedere intervento e segnalare ciò di cui hanno bisogno, realizzando una serie di cartine elettroniche che geolocalizzano tweet, immagini e report nelle aree devastate dal sisma.

Tra gli operatori umanitari digitali che si sono attivati ci sono anche i ragazzi del Kathmandu Living Labs che hanno utilizzato la piattaforma Ushahidi per mettere a punto, in collaborazione con la Croce Rossa nepalese, una mappa condivisa. Lo strumento consente alle persone di segnalare danni, bisogni o semplicemente raccontare la situazione nelle aree colpite dal terremoto. Alcuni di questi sono accompagnati da foto che documentano ciò che accade in alcuni dei luoghi toccati dal sisma.

Anche Google ha messo a disposizione un suo apposito servizio: Google Crisis response a sostegno dei sopravvissuti ai disastri ambientali che permette di ricercare le persone disperse a consente ad agenzie e a soggetti non governativi di contribuire al database e ricevere gli aggiornamenti utilizzando l’applicazione Google Person Finder.