Ogni essere umano ogni qualvolta lo desidera, collegato in rete può sperimentare contemporaneamente nuove forme di vita reale, e misurarsi con varie forme possibili di vite virtuali. Social, chat e diversi giochi di ruolo presenti nel mondo web, stanno creando nuovi valori che plasmano non poco le sfumature del già variegato mondo dei rapporti che abbiamo con noi stessi, e con quello relazionale nel senso più ampio.

Esprimiamo emozioni, sentimenti e passioni in modo sempre più “tecnologicamente integrato”. Riduciamo al minimo spazio e tempi di attenzione per sedimentare i significati di ogni segno e segnale. Anche i linguaggi cambiano rapidamente come mai accaduto prima d’ora. Un crescente individualismo ci caratterizza, e tutto questo sta generando nuove forme di aggregazioni sociali inimmaginabili fino a pochi anni fa.

Attraverso i vari social e il mondo web più in generale, si sono create tribù consolidate che si riconoscono in una visione del mondo, e queste a loro volta hanno elaborato ognuna una cultura propria. Ora anche la solitudine trova nuove forme di manifestazioni. Da anni nuove comunità invisibili ad occhio nudo, condizionano consumi, forma e qualità sia delle relazioni, sia dei valori nella società contemporanea.

Mentre navighiamo con disinvoltura tra mondo reale e web, senza colpo ferire, in questo momento storico,  ci piaccia o meno, ci accade di essere immersi in una società edonistica fortemente orientata ai consumi, che privilegia la cultura dell’apparire e dell’essere … prevalentemente sempre eterni giovani.

In tal modo il mondo delle illusioni non di rado predomina sulla realtà; l’impulso sovrasta la cultura della concentrazione, dell’attenzione al qui e ora, e della responsabilità. Le emozioni in questo tipo di clima culturale, di conseguenza, non possono che alimentare un sottile e continuo senso di insicurezza. Tuttavia …

Nuove forme di linguaggio e nuovi canali di comunicazione alimentano moltitudini opportunità. Si aprono nuovi mercati, nuove modalità di confronto, nuove professioni e aperture verso conoscenze irraggiungibili un tempo. Volendo puoi approfondire ogni tema che ti interessa. Tutto dipende dai valori. L’importante è solo verificare ogni fonte di informazione e il gioco è fatto. Non è escluso che volendo, i Paesi in via di sviluppo, potrebbero risolvere tanto per il loro benessere culturale ed economico senza morire tra deserti e mare.

Questi “dettagli”, contribuiscono a modificare comportamenti, carattere, personalità e visione della vita. L’umanità, oggi inizia a creare gruppi di interesse senza più sentirsi limitati da vecchi muri di ceto e geografici. Le culture si incrociano, si allontanano e poi si riavvicinano influenzandosi l’un l’altra.

Tutto questo, cambia poco per le politiche e le strategie di marketing delle aziende? In che modo si può capire meglio ciò che accade nella società e nei mercati dei consumi, senza tener conto della nuova “realtà virtualclassica”? Quale valore economico hanno i dati che dicono di noi pian piano nel tempo, ciò che noi stessi da soli non vediamo in noi ? Non è che per caso, oggi sapendo coordinare e gestire questi dati e queste infinite info che circolano si vincono guerre non solo commerciali? Come muterà la politica?

Tralascio qui tutto il mondo delle applicazioni alle block chain che non poco influenzeranno il futuro delle organizzazioni e delle Istituzioni. Oggi, la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale che seppur avanzate, ancora non soddisfano gli obiettivi degli addetti ai lavori, ma nel tempo di certo ristruttureranno nuovi tipi di relazioni e condizioneranno persona, organizzazione e struttura delle comunità di ogni grado e ordine.

Intanto, i Big Dati, momento per momento, già da tempo controllano con discreta disinvoltura ogni desiderio, aspirazione e comportamento umano. Per conoscere tendenze e desideri dei nostri clienti per elaborare adeguate strategie, non basta più una semplice cara vecchia ricerca di mercato o una customer satisfaction.

È su queste basi che si muovono gli specialisti del marketing delle grandi compagnie. Essi agiscono da tempo in armonia con la cultura dei nostri tempi. Sanno bene come diffondere e sostenere le merci nella mente dei consumatori, creando un’identità specifica a ogni cosa e idea. Si interessano tutti alle tecnologie, perché … sanno che è così che si scoprono le vere emozioni e le tendenze di ognuno in ogni dove.

Per le PMI, è il momento di iniziare a familiarizzare meglio, ed ad ogni livello, con il potenziale dei processi tecnologici interni e non solo, e vederli tutti in un contesto sempre più integrato. Maturi sono anche i tempi nel rivedere il proprio modello di business (senza dissacrare la propria identità e percezione del brand). Oggi è pericolosissimo vivere di ricordi dei vecchi successi e vantarsi delle proprie intuizioni.

Sarebbe saggio pensare di confrontarsi anche con un solido ufficio legale esperto in diritto d’impresa, per farsi aiutare ad immaginare un piano di sviluppo aziendale, che sappia muoversi tra i meandri legislativi anche riguardo il da farsi per ingegnerizzare i dati e proteggerli, rivedendo così organizzazione e marketing.

I Big Data e l’intelligenza artificiale, sono in grado di imparare a pensare sempre di più come le persone e a saper leggere e anticipare la realtà con maestria, ma non sanno però porsi domande, risolvere problemi in modo creativo, e non sanno neppure come adattarsi ai desideri e ai bisogni del mercato per decidere. Possiamo e dobbiamo imparare a vedere il mondo delle tecnologie considerando strategici i Big Data, e i continui nuovi processi di cultura aziendale che andranno sempre continuamente rivisitati e migliorati.

Ecco in quattro punti su cosa riflettere con cura, responsabilità e coscienziosa attenzione, per essere sereni e guardare al futuro con consapevolezza e piedi ben radicati nel qui e ora.

1) le tecnologie, sono un prodotto dagli umani, sono in pratica nostre figlie, sono sorelle delle scienze e discendono dai nostri avi. Fintanto che l’uomo saprà dare valore alla sua essenza filosofica ed etica, e saprà continuare a coltivare il suo sé spirituale attraverso ogni vera fede, queste figlie avranno sempre la centralità dell’uomo e del suo bene a garantire ogni decisione che riguarda l’umano.

2) avranno successo solo le imprese che sapranno evolversi dall’essere fornitori a diventare partner, trasformandosi quindi da un punto di vista strutturale e organizzativo, imparando a fare vera rete con trasparenza e onestà. Le tecnologie in tal senso ci aiuteranno solo a fare le cose al meglio per il bene di tutti.

3) c’è la necessità di gente che sappia progettare e indirizzare attivamente la tecnologia, con l’obiettivo di aumentare e esaltare le capacità umane in particolare lavorando con l’intelligenza artificiale e nel mondo dei nuovi media. Sapersi districare tra desiderio e bisogno non può essere secondario. Questa gente già esiste! Bisogna solo che si moltiplichi attraverso una nuova cultura che non demonizzi la realtà così com’è.

4) ci sarà sempre più bisogno di persone che sappiano progettare e leggere con arte e attenzione cosa serve, affinché l’umanità sappia trarre equilibrio, saggezza, beneficio e vantaggi da questo progresso in atto. Queste persone pian piano nel tempo, saranno sempre più formate come una sorta di veri “ingegneri delle scienze umani”, capaci di saper padroneggiare con disinvoltura gli strumenti della statistica, e sapranno vedere sempre più la matematica anche come supporto alle nuove filosofie di vita che si evolveranno.

Senza proiettarci nella “futurologia”, quali sono le nuove realissime professioni che possono aiutare le imprese nelle nuove “imprese”? Lo abbiamo fatto, rifacendoci ad una ricerca fatte da una prestigiosa società di recruiting. Secondo la Hays, società leader nel recruiting specializzato nel mondo Big Data, servono nuove risorse. Sono in tutto una decina i nuovi “mestieri”, ma tutti fanno pensare! Vediamole, si cercano:

1) data scientist. Professionisti con un master o dottorato di ricerca in statistica, matematica, fisica o economia. Sanno estrapolare una conoscenza attraverso dei dati e conoscono metodi di analisi per automatizzare la creazione di modelli ben identificati con una precisa identità.

2) data architect.  nella progettazione dei sistemi informatici si occupano dell’organizzazione dei dati in modo che si raggiungano gli obiettivi prefissati. Integrano i dati e stabiliscono significato e cosa rappresentano

3) insight analist. Lavorano fianco a fianco alle divisioni marketing e prodotto, utilizzano strumenti di analisi statistica per ricavare informazioni da grandi quantità di dati per metterli a supporto delle strategie di acquisizione e fidelizzazione dei clienti.

4) big data engineer, raccolgono, archiviano e lavorano i dati per facilitarne l’analisi. Realizzano e amministrano strutture in grado di gestire quantità di dati ampie e complesse attraverso dei database.

5) sviluppatori software. Non nascono propriamente come professioni digital, ma il boom dei big data ha portato a un considerevole aumento delle aziende che realizzano applicazioni web-based.

6) esperti in visualizzazione dei dati e delle informazioni. Sono sviluppatori con competenze nell’utilizzo di piattaforme di analisi dati.

7) sviluppatori business intelligence. Costruiscono strutture di dati complesse partendo dal data storage e arrivando a produrre report e dashboard.

8) data engineer, organizzano il flusso di dati. La business intelligence e la data science non possono prescindere dall’avere a disposizione strutture di dati pronte all’uso ottenute anche attraverso l’impiego di tool di gestione come SQL Server, Oracle e database SAP.

9) campaign analyst/CRM analyst. sfruttano competenze nell’utilizzo di excel e di strumenti per l’analisi di dati come SQL per fornire una fotografia dettagliata dei consumatori, permettendo così alle campagne di digital marketing di raggiungere il corretto target audience.

10) chief data officer. Persona tecnicamente competente, per capire e guidare gli obiettivi aziendali, i processi di cambiamento e per allinearsi al business plan della compagnia. Tra le competenze richieste: data infrastructure, data governance, data security, business intelligence, analisi degli insight e analisi avanzata. … Da dove vogliamo partire?

di Franco Ciardiello

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Ciardiello Franco. Sociologo, esperto in big data, analisi e dinamiche sociorelazionali dell’ecosistema aziendale. Collabora, con strutture specializzate nel monitoraggio e analisi di big data per analisi verticali su brand o prodotti per aiutare a creare efficaci strategie di comunicazione volte ad aumentare la visibilità e i livelli di engagement; aiuta imprenditori, manager e professionisti a  creare strategie commerciali e supporto alle organizzazioni di reti vendite; valorizza il potenziale umano per realizzare progetti condivisi; ponendo cura su attenzione e responsabilità, flussi di comunicazione interna, funzioni, deleghe e poteri per ogni ruolo.