Per millenni, abbiamo sempre avuto “gli altri” e una minoranza di colti e benestanti ben radicati nelle loro aree geografiche, dove tutto hanno sempre potuto nel bene e nel male. Sia “gli altri”, sia  colti e benestanti, si sono sempre incontrati e scontrati in mille modi diversi in confini più o meno ben delineati. Essi facevano tutti parte di una medesima comunità che rappresentava per tutti identità e integrazione culturale. La natura, con i suoi ritmi e le sue leggi, era parte dell’essere di ogni umano in ogni dove; il potere era qualcuno da qualche parte che in qualche modo si conosceva almeno di nome. Poi c’erano famiglia e amici.

La scuola, seppur per pochi, “degli altri” era il luogo del crescere e l’olimpo del sapere. I più avevano botteghe, commerci, arti o mestieri nelle mani, o mani sporche di terra; alla peggio, tiravano a campare. Si socializzava al bar, in piazza o in luoghi preposti, si invecchiava presto e senza chirurgia estetica; si conviveva con la morte già fin dalla nascita, la vita non era poi così lunga, e le guerre non mancavano mai.

Un nuovo organismo frequenta ora un nuovo pianeta. Qui tutti vivono per avere tutto e subito, come se non ci fosse più tempo da perdere, ma non tutti sanno tuttavia ciò che davvero vogliono, considerando purtroppo, che non tutti sembrano felici anche se fanno di tutto per dimostrare di esserlo.

A parte una infinitesima minoranza non sempre colta e non ben definita, che tutto determina più o meno ovunque, abbiamo poi “gli altri”. Tantissimi di questi altri, hanno qualcosa da perdere o da difendere, e spesso per questo motivo, perdono la visione d’insieme della loro vita, vivendo da precari in modi diversi.

Ognuno vive in una comunità dove per molti è anche uno o più social; il mix di chimica e natura che ci nutre, anche economicamente, spesso è più un problema che altro per la nostra salute. La parola natura è ormai più un vezzo per qualcuno un po’ snob, o nella migliore delle ipotesi, una nostalgica illusione di ciò che era un tempo la vita; per tanti esperti, la natura è solo qualcosa di inquinato, da indagare e/o sfruttare.

Il potere è sempre presente, non di rado ingombrante, sono finanza, caste e lobby varie. Esse creano dei “videogiochi” che nella vita in ogni dove, fan correre tutti in un labirinto come topi di un laboratorio scientifico. I creatori di questi giochi di vita virtuale, non sempre hanno un nome e cognome, tutti viviamo vite parallele.

Differenti formazioni e tipi di famiglie, in qualche modo credono di aiutarsi per darsi un indirizzo al proprio interno, ma ognuno lo fa più per il bene di se stesso/a. Si convive con la vanità, e la morte è un tabù. Nascono in tanti nei Paesi più poveri e sempre meno nei Paesi preoccupati di non essere sempre più ricchi.

Le guerre, quelle non mancano mai, non sono più quelle del passato ma sono molto più numerose, alcune le si vedono in tv, altre riempiono la solitudine di tanti attraverso video games, ma tantissime e ovunque si esprimono con linguaggi violenti in forme diverse un po’ ovunque; quelle con sé stessi sono le guerre più distruttive e sempre più diffuse. La scuola è un luogo del sapere, ma tra mille dubbi, e non sempre vuol dire educare (nel senso etimologico derivante dal latino educĕre ‘tirar fuori, allevare’ il meglio di una persona).

Le vecchie arti e i mestieri, molte diventano velocemente inutili o si trasformano, altre dipendono sempre meno dalle mani e sempre più dalla mente; tantissime da tempo neppure esistono e già dormono nel dimenticatoio dei ricordi non tanto di persone, quanto di vecchi documentari presenti nel web o negli archivi RAI. Il tirare a campare, non è più una condizione solo socio economica, ma è anche una visione di vita che è bene considerare in un mondo sempre più piccolo, fortemente interconnesso e instabile.

Il nuovo organismo che anima questo pianeta, rapidamente in tempi sempre più ristretti, inizia il suo lento ma inesorabile “mutamento morfologico” a partire dalla rivoluzione industriale. Da allora in poi, le innovazioni tecnologiche continue sono dapprima iniziate per controllare la natura e migliorare la vita di ogni giorno degli umani, poi sono finite per entrare direttamente nei cuori, nei corpi, nella mente e persino nel DNA dei nuovi esseri, forse per farli continuare a vivere nella affannosa ricerca di una sorta di desiderio di eternità.

Viviamo nell’era della post-verità (termine usato quando in una discussione un fatto o una  notizia, prendono emotivamente il sopravvento sulla verità considerata non più prioritaria). La nostra mente più che in passato è piena di fantasmi e concetti aleatori, in un mondo di ridondanza di informazioni contrastanti e spesso false.

Trattare le informazioni con attenzione e responsabilità, mirando a distinguere fatti e interpretazione, evitando il più possibile opinionisti opinabili, spesso pieni di opinioni ma con poca visione e conoscenza di ciò di cui parlano, oggi più che mai, è un lavoro da fare sempre e con cura. Tale atteggiamento vuol dire cercare di capire la realtà, diminuendo il più possibile le percezioni erronee che son quelle che inquinano emozioni, pensieri, parole, comportamenti e relazioni.

Platone, quando la vita anche allora era difficile, ha scritto una bellissima metafora, la riporto in sintesi: degli uomini sono chiusi in una caverna, con gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati, vi è una strada rialzata dove altre persone “vivono in un altro mondo”, dove tutti si affaccendano in vari modi nella vita ordinaria di ogni giorno.

Gli uomini incatenati e bloccati, a causa delle condizioni descritte, non possono conoscere la vera esistenza della vita che esiste dietro di loro. Di quanto accade sulla strada, essi vedono sulla parete di fronte, solo le ombre proiettate dal fuoco, e possono ascoltare solo voci e suoni provenienti … dall’altra realtà a loro ignara.

Nella sua metafora, Platone analizza cosa potrebbe accadere se uno degli uomini bloccati, potesse un giorno liberarsi dalle catene, avendo la possibilità di poter scoprire il potenziale di corpo e sensi.

L’uomo liberato, innanzitutto barcollerebbe percependo nuove sensazioni ed emozioni, una volta fisicamente adattato, uscendo dalla caverna, verrebbe abbagliato dal sole provando dolore. Infine, conquistata mobilità di corpo e mente, senza dubbio, sarebbe molto sorpreso del nuovo “pianeta” che ha scoperto.

Chi è ora, questo extraterrestre nella caverna e chi potrebbe essere nella nuova realtà? Costui, forse gli converrebbe tornare indietro e mettere al corrente della scoperta i suoi ex compagni di catena?

Una volta tornato indietro però … come potrebbero reagire gli altri incatenati nel vederlo muoversi liberamente nella caverna mentre “farnetica” concetti strani e presenta una diversa visione del mondo?

I suoi ex compagni incatenati, si limiterebbero solo a ridere di lui o qualcuno potrebbe addirittura vederlo anche come un folle, un cospiratore o altro. Infervorati gli direbbero: ma hai occhi per vedere? Cosa si muove sulla parete? … Tu non hai più contatti con la realtà perché hai violato la natura del nostro essere, tu ti sei tolto le catene sfidando la natura delle cose.

La probabilità di essere messo al rogo, in questi casi sarebbe più che alta. Chi vive tranquillo nel sonno, perché dovrebbe fidarsi di qualcuno che racconta strane storie di vita mai vissute e mai viste e conosciute prima? Quanti falsi profeti e leader hanno creato olocausti con le loro idee e parole più che convincenti?

A questo punto, l’uomo liberato potrebbe mai più rincatenarsi e autobloccarsi e concepire tranquillo il mondo come prima, limitandosi alla semplice accettazione della sola comprensione delle ombre?

1) Nel mito della caverna, luce e fuoco di origine delle ombre rappresentano la conoscenza.

2) Gli uomini che si muovono fuori dalla caverna sono la causa delle proiezioni e rappresentano la realtà prima che comporti fatica e dolore accettarla essendosi liberati dalle catene (anche se non si sa come, e ciò comporta non poche altre riflessioni).

3) L’ombra proiettata sulla parete della caverna rappresenta l’interpretazione di una piccola parte di una realtà deformata, dovuta a particolari cause e condizioni che conducono ogni prigioniero della caverna a vedere e sentire una verità distorta, vissuta però attraverso le proprie “vere” percezioni.

4) Gli uomini incatenati simboleggiano la condizione di esseri che vivono presi dalla loro vita quotidiana, interpretando opinioni riflesse da altrui fonti (verità spesso accettate supinamente senza verifiche o approfondimenti). Una mente stabilizzata e non stabile, è una mente che mente.

5) L’uomo che si libera dalle catene ed esce dalla caverna, è colui o colei che con consapevolezza profonda e con fatica, contatta una realtà con sensi e coscienza che vive di cognizioni verificate. Uscire dalla caverna vuol anche dire lavoro individuale, curiosità, rischio, … “dolore” dovuto anche al bagliore della nuova fonte di luce. Una nuova mente vuol dire fatica, non nasce dal nulla.

Come nuovi organismi di un nuovo pianeta in veloce mutamento (ambientale, geofisico, geopolitico e culturale), il mito della caverna vale ancora. Per noi la conoscenza non può essere solo quella fatta di vaghe filosofie di vite possibili che ci piace immaginare di godere, leggendo al massimo solo ciò che ci conforta sul web senza poi approfondire alcunché. La comprensione non è ciò che ti illudi di sapere senza ricerca, studio, presa di coscienza e consapevolezza dei propri pensieri e delle proprie azioni.

La nostra caverna ha tantissime catene invisibili nella nostra mente e nella nostra coscienza. La realtà è piena zeppa di ombre, e noi spesso supinamente convalidiamo (per comodità, pigrizia o per convenienza) cose non sempre approfondite.
Pochi sono coloro in grado di liberarsi dalle catene, anche se i nuovi media, utilizzati bene, potrebbero far uscire tantissima gente dalla caverna come non mai nella storia.

Quello che di norma superficialmente amiamo (eventualmente) è il voler apprendere ciò che ci trastulla qua e là, cercando nella migliore delle ipotesi da qualche social o da Google o altri browser quello che ci piace. Ma questo tipo di strumenti e approcci, non è che usati male, potrebbero addirittura alimentare solo le nostre ombre? Se invece usassimo ciò che è a nostra disposizione per approfondire? … Ma cosa approfondire? …

Riguardo ai browser, non dimentichiamoci l’importante ruolo della funzione della “filter bubble” o bolla di filtraggio, riportata alla fine dell’articolo del mese scorso in questa rubrica. Per superare la filter bubble, basta fare ricerche con google incognito, o utilizzare browser diversi. Cercare nel web come evitare la filter bubble aiuta a capire.

La caverna di cui siamo prigionieri è invisibile ma potente, è travestita dall’edonismo, si alimenta di illusioni, non guarda lontano. Non vederla, a nostra insaputa, lentamente potrebbe addirittura condurci dritti in un nuovo sofisticato mondo dispotico difficile da leggere a tempo debito. Attenzione, la caverna è anche quella che ci creiamo nelle nostre vecchie convinzioni profonde che tante cose danno per scontato solo per abulia.

Nella caverna, come se non bastasse, ci sono anche quelle paure inconsce così difficili e dolorose da contattare. La nostra mente abitudinaria che ama vivere serena, ma non per questo consapevole, nella propria zona di comfort, si anestetizza facilmente tra milioni di distrazioni. Solo presenza e volontà di coltivare una mente allenata a conoscere il funzionamento di se stessa aiuta a motivare, agire e ad essere sempre nel qui e ora con equilibrio. Ma so per certo di essere facilmente percepito noioso ora. Mi taccio.

Chiaramente, l’interpretazione del mito della caverna di Platone si pone obiettivi molto più profondi, nobili ed elevati di quanto qui miseramente io abbia riportato. Non è mia intenzione in questo post, profanare assolutamente la profondità del pensiero del filosofo ateniese. Qui mi pongo solo qualche domanda e faccio qualche riflessione con semplici associazioni, tanto per ragionare tra di noi.

Bisogna essere ottimisti con ragione e fiducia. Oggi già sono tantissimi al mondo coloro che sono usciti dalla caverna nell’era della tecnologia.
Utilizzando bene quanto abbiamo a disposizione, altri milioni di persone potrebbero uscire dalle caverne e aiutare altri a farlo. Grazie al web e ai Big Data usati tantissimo nella ricerca scientifica, nelle ricerche psico sociali, economiche, politiche e di mercato, si andrà sempre più verso un ampliamento delle capacità umane e del miglioramento della qualità della vita in ogni ambito.

Già tante tecnologie le immettiamo addirittura anche nel nostro corpo e grazie ad esse sopravviviamo più a lungo o possiamo avere interventi chirurgici meno invasivi di un tempo. A parte quanto già esiste, non solo per il cuore, un giorno tanti mutilati deambuleranno e persino i nati ciechi potrebbero già vedere!

È chiaro che sempre più tecnologie saranno integrate nei nostri corpi (biocompatibilitá permettendo). Questo argomento è un tema caro al biohacking (cercare per approfondire). Ragionando con cuore e mente senza pregiudizi, può essere il biohacking una nuova frontiera per poter aiutare tutti a vivere meglio?

Se un giorno fossero bio compatibili i cellulari con il nostro corpo, ciò potremmo chiamarla anche comunicazione telepatica largamente diffusa? Solo questo, o da qui dobbiamo imparare a vedere nuove caverne e nuovi programmi di liberazioni da possibili catene, che ora neppure ancora immaginiamo?

I Big Data analizzano tutto e di più dei dati che si trasmettono da ogni dove. Già raccontano tanto. Essi ci dicono cosa è accaduto, cosa accade, perché si verificano talune cose, cosa accadrà, quando si verifica un evento cosa fare, ed infine … anche come prevenire eventuali scenari futuri.

A proposito, mi rivolgo qui in particolare ai nostalgici e agli emotivi: si può fermare il corso di un fiume? … Forse si, inaridendolo? Come e con quali conseguenze? … Deviandolo? Dove e con quali conseguenze? Scienziati e studiosi di ogni branca e arte liberatisi dalle catene, possono aiutarci se noi impariamo a seguirli senza cecità e fideismo, ma con capacità di utilizzo del nostro potenziale intellettivo, umano ed emotivo.

La storia, per nostra fortuna, da sempre nelle diverse aree dello scibile umano è stata ricca di uomini e donne che, sfidando l’ostilità dei contemporanei, liberandosi prima loro dalle loro catene, sono giunte a conoscere la verità e poi a condividerla. Ora che tutto velocemente corre, occorre che rapidamente sempre più uomini e donne di ogni cultura e fede, si liberino dalle catene ed escano dalla caverna.

Al momento, tra gli esempi positivi, abbiamo sempre più giovani con mente e cuore aperto, moltissimi ricercatori e imprenditori illuminati, non tanti studiosi di ogni branca e fede, pochissimi veri statisti, rarissimi e sporadici uomini della finanza. Assenza totale di coscienza di massa. Non so quanti e se ci siano esempi positivi, ma credo che negli ambienti militari intanto non è che questi stiano a guardare passivamente.

La complessità della conoscenza nel suo insieme è sempre più strutturata. Profondità di analisi e visione interconnessa sono elementi indispensabili da considerare. I media in questo vorticoso mondo che corre alla velocità della luce, hanno tanto da dire e da migliorare. Saranno loro, a mio avviso, che nel bene e nel male fonderanno nuovi criteri per una nuova visione di vita, salute e vero benessere.

Questi media, anch’essi sono tutti ben letti dal mondo dei Big Data, e da qui possiamo imparare ancora tanto per migliorare democrazia, efficienza ed efficacia di uno Stato e tantissimo ancora per produrre ciò che serve quando serve per chi serve. Quale rapporto stabilire con la nostra mente e coscienza con questo nuovo mondo che ci chiede anche di essere tecnologicamente sempre più aggiornati?

Il dramma, come in ogni epoca, è solo la difesa degli interessi economici del passato, che facilmente si allea con chi non vede alternative e non ha intenzione, forza, coraggio ed energia alcuna, di agire e investire nel presente con una visione che sappia puntare sulle tendenze del futuro.

I media, nel far divertire, intrattenere e informare, hanno da sempre avuto l’importante funzione di far passare e far condividere valori, credenze e codici di comportamento funzionali ai processi di integrazione di una comunità fatta di personalità diverse che convivono riconoscendosi in una cultura comune.

I media possono essere sia la luce e il fuoco che alimenta la proiezione delle ombre e sia la coscienza.
Ma chi opera in questo settore particolarmente delicato, che rapporto e quale equilibrio ha innanzitutto con se stesso? Come pensare di gestire e come agire con chi intanto governa i nuovi “mezzi di produzione”?

Buona Pasqua.

 

di Franco Ciardiello

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Ciardiello Franco. Sociologo, esperto in big data, analisi e dinamiche sociorelazionali dell’ecosistema aziendale. Collabora, con strutture specializzate nel monitoraggio e analisi di big data per analisi verticali su brand o prodotti per aiutare a creare efficaci strategie di comunicazione volte ad aumentare la visibilità e i livelli di engagement; aiuta imprenditori, manager e professionisti a  creare strategie commerciali e supporto alle organizzazioni di reti vendite; valorizza il potenziale umano per realizzare progetti condivisi; ponendo cura su attenzione e responsabilità, flussi di comunicazione interna, funzioni, deleghe e poteri per ogni ruolo.