Un evento, un tema: l’innovazione, 6 ore di conferenze, 12 speaker, 700 presenze, oltre 700 utenti che twittano in tempo reale, età media: 30 anni a occhio. È possibile creare un evento del genere? La risposta è si, TEDxVerona ci è riuscito.

Quando si sente parlare di “conferenza”, l’idea diffusa è quella di una platea di 50enni, professori e studenti spesso annoiati che ascoltano un convegno di qualche ora ripetitivo e poco coinvolgente. Un format visto e rivisto che comincia a mostrare le prime crepe.

L’evento di domenica alla Gran Guardia è stato un successo clamoroso, e lo può dire con sicurezza chi era presente, senza dover aspettare statistiche o sondaggi: applausi fortissimi, acclamazioni, risate e un pubblico che più di una volta si è alzato in piedi entusiasta. Ecco perché TEDxVerona ha dimostrato che è possibile fare della cultura, informare e stimolare le menti senza dover necessariamente ricalcare le orme di simposi e dibattiti accademici.

Ci si chiede sempre più spesso il motivo per cui è difficile avvicinare i ragazzi a dei temi importanti, e si finisce sempre col concludere che evidentemente le nuove generazioni non sono coinvolte in temi culturalmente rilevanti, non hanno interessi, non hanno tempo per informarsi.

In realtà, come è sempre accaduto in tutte le rivoluzioni generazionali dei secoli passati, ogni età sente la necessità di sviluppare forme proprie di comunicazione e di accesso alla cultura, e il mondo dei social media è dimostrazione proprio di questo bisogno di scambio bidirezionale di saperi, informale e fra individui potenzialmente alla pari. TedxVerona ha saputo perfettamente captare e inserirsi in questo panorama e a ciò, oltre che alla bravura degli speaker, è dovuto gran parte del successo di questo tipo di format.

Nella giornata ieri c’erano sì un palco e una platea, ma ciò a cui abbiamo assistito è stata la condivisione di un racconto, un racconto a più voci elaborato da chi aveva qualcosa di degno di essere diffuso, ma ben consapevoli che domani o fra qualche anno potremmo esserci noi, su quel palco, a dire la nostra e a condividere con l’umanità qualcosa che, magari anche solo nel nostro piccolo, potrà cambiare qualcosa.

Gli speaker non erano solo relatori, ma veri e propri storyteller capaci di calare il pubblico nel proprio universo narrativo e coinvolgerlo in argomenti anche complessi, come possono esserlo la moneta digitale, la neurochirurgia o la bioraffineria.

TEDxVerona è stato un evento per giovani organizzato da giovani: 19 i membri del team, e oltre 40 i volontari che sono saliti sul palco e che hanno ricevuto un caloroso applauso dalla platea, tutti che non superavano i 25 anni, così come gli altri membri dello staff che hanno presentato i relatori nel corso della giornata.

TEDxVerona ha saputo puntare dritto al cuore e alla sensibilità di un pubblico diverso che, indipendentemente dall’età anagrafica, voleva e ha bisogno di stili comunicativi nuovi. A questo proposito l’evento ha dedicato una cura speciale a tutto l’aspetto digitale: dai badge grazie ai quali era possibile scaricare dei contenuti extra, agli schermi su cui si potevano visualizzare in tempo reale le foto condivise sui social media, agli hashtag ufficiali, alle pagine social che nei mesi precedenti avevano diffuso e ben veicolato tutti gli aspetti dell’evento. L’obiettivo: creare un’interazione reale fra tutti i partecipanti, fisica e digitale allo stesso tempo, e favorire uno scambio di idee “che meritano di essere diffuse”, come recita il motto TED.

Ma cosa può imparare realmente un ragazzo da una giornata come quella di ieri?

Moltissimo, a livello di contenuti ma non solo. Il vero messaggio che è passato in modo trasversale e che racchiude l’essenza di tutti gli altri speech è stato forse quello dell’uomo del Malawi che ha raccontato di come ha costruito un mulino per il suo villaggio a partire da dei pezzi presi da una discarica: credere sempre e comunque nelle nostre capacità, impegnare cuore e mente in ciò che crediamo, e trovare il coraggio di andare Beyond the Wall, perché la vera innovazione è questo, saper superare gli ostacoli fisici e mentali del nostro mondo, usare l’immaginazione, scavare in profondità e saper proiettarsi nel futuro.

di Francesca Delli Carri