Print Buyer 55/15 – Speciale Vinitaly 2015 (stampamedia.net)

Edoardo VII, noto per le sue abilità diplomatiche al punto di meritarsi l’appellativo di “The Peacemaker” (il Conciliatore), sembra che utilizzasse spesso il vino come argomento al punto che ha lasciato scritto che “il vino non si beve soltanto. Si osserva, si annusa, si sorseggia, si gusta e se ne parla”. È per questo che il vino ai tempi di Internet non può non trovare spazio sui social media.

Incontriamo sul tema Paolo Errico, ad di Maxfone, società che ha sviluppato SocialMeter, una piattaforma tesa ad ascoltare, comprendere, rappresentare, misurare attività ed engagement dei social media di un brand, analizzando la web reputation di benchmark con la strategia di marketing dei concorrenti. “Oggi la maggior parte delle imprese vitivinicole è presente sul web, con un sito, un blog o un account social. Rileviamo però che spesso manca una vera strategia sul digitale. Come evidenziato da SocialMeter nell’ultimo rapporto sul vino, il 94% delle cantine dispone di almeno un sito internet collegato ad uno o più social; fra le 100 imprese di settore analizzate, ben 69 possiedono un account Facebook, 63 quello Twitter e 51 YouTube. Ma si sta investendo anche nei social “minori” come Google Plus e Pinterest”. 

Numeri significativi, considerando che il settore vitivinicolo è in parte ancora legato, per quanto riguarda la comunicazione, ad approcci tradizionali. Prosegue Errico: “Se in una prima fase di approccio al digitale si è cercato di puntare sulla quantità, numero di fan e iscritti alla pagina, oggi si intuisce la necessità di aggiustare il tiro: a monte dell’attività di comunicazione c’è bisogno di sviluppare una strategia specifica basata sull’individuazione del target e dei concept narrativi più adatti, su strumenti di ascolto, misura ed analisi dei contenuti presenti sui social, in modo da realizzare un’attività editoriale pianificata ad hoc. Solo così sarà possibile instaurare rapporti validi e duraturi col proprio profilo pubblico di riferimento e far crescere il livello di engagement verso il brand”. […..]