da http://www.larena.it/ del 10 maggio 2014 di Irene Pasquetto

Ne sta parlando il mondo intero, per lo meno quella parte di mondo che utilizza Twitter. Sul social media di microblogging si sta verificando in queste ore una mobilitazione globale come se ne sono viste poche in precedenza, l’obiettivo è quello di mantenere alta l’attenzione sul caso delle 200 ragazze liceali nigeriane rapite dai miliziani estremisti islamici di Boko Haram lo scorso 14 aprile. Se non verranno trovate, diventeranno schiave. Il mezzo utilizzato è la diffusione di un hashtag, #BringBackOurGirls, che ha lo scopo di aggregare tutti i contenuti pubblicati su Twitter inerenti al rapimento e di far scalare alla notizia la classifica degli argomenti più discussi in Rete. 

Ora #BringBackOurGirls si trova tra i «top trends» di Twitter su scala mondiale, vale a dire che se ne sta parlando tanto e dappertutto. Il merito è soprattutto dell’intervento di svariati personaggi famosi che hanno deciso di partecipare alla mobilitazione, tra i quali Michelle Obama, Hillary Clinton e Malala Yousafzai, giovanissima attivista pachistana sopravvissuta a un attacco dei talebani, blogger per la BBC e candidata al premio Nobel per la pace.
Grazie alle statistiche forniteci da SocialMeter di Maxfone è possibile accedere a qualche dato sulla diffusione di questo eclatante caso di attivismo digitale: sono 14 mila i tweet scambiati solo nelle ultime 24 ore in tutto il mondo a favore del ritrovamento delle studentesse nigeriane, dei quali 10 mila solo oggi. E il numero di appelli continua ad aumentare a un ritmo vertiginoso di circa 7000 all’ora. Sono passati 25 giorni dal rapimento, e l’hashtag #BringBackOurGirls ha circolato in totale più di un milione di volte. Un altro hashtag associato al rapimento e diffusissimo in Rete è #RealMenDontBuyGirls, a fotografarsi con un cartello riportante la scritta «I veri uomini non comprano le ragazzine» sono stati, tra gli altri, gli attori Justin Timberlake, Ashton Kutcher e Sean Penn.
L’Italia è tra i paesi dai quali deriva la maggior parte dei tweet, insieme a Stati Uniti, Spagna e Francia. Tra gli utenti italiani più agguerriti figura l’account di Mina Ria (@ViolenzaDentro), psicologa e blogger specializzata in violenza di genere. A invocare la liberazione delle studentesse c’è anche Serena Dandini, le attiviste di «Se non Ora quando», e centinaia di associazioni ed enti per i diritti umani. Non mancano tweet e retweet accorati da parte di account ufficiali di partiti e di canali d’informazione nostrani. Alcuni chiedono che oltre a diffondere l’hashtag #BringBackOurGirls si pubblichi nel proprio tweet una foto di se stessi con in mano un cartello con la frase «Bring Back Our Girls», esattamente come hanno fatto Michelle Obama e Hillary Clinton, nella speranza che più persone possibili «ci mettano la faccia».
Nel mentre la polizia nigeriana ha offerto una ricompensa di 300mila dollari per chiunque possa contribuire ad individuare dove si trovino le oltre 200 liceali rapite. Lo riferisce la Bbc sul suo sito online.