Introduciamo una nuova rubrica all’interno del nostro blog, dedicata alla sfida imposta dai big data e alle opportunità che questi possono generare, grazie al contributo di una serie di esperti e studiosi provenienti dall’ambito della sociologia, antropologia, psicologia, filosofia. È fondamentale osservare il fenomeno della digitalizzazione e della creazione di un patrimonio tecnologico-culturale attraverso un approccio interdisciplinare, creativo e aperto. 

Ogni essere filtra e interpreta la realtà attraverso il proprio mondo percettivo adoperando i cinque sensi e attivando sensazioni, intuizioni, analisi, interpretazioni, emozioni e sentimenti. Ma nessuno fa tutto da solo. Clima familiare; cultura tramandata sia quella della conoscenza acquista e della vita vissuta; ideale o fede di appartenenza e condizione socioeconomica, aiutano a creare il microcosmo di ogni persona. Da qui comportamenti e azioni, modi di pensare e di agire, costruzione di valori di ogni singolo.

Non è finita, tutte le variabili che compongono ogni microcosmo di ogni persona sopra descritto, mutano continuamente nel tempo e queste sono sempre tutte interconnesse tra loro. Ciò vuol dire, che al mutare di una variabile, tutte le altre ne sono automaticamente influenzate. Il tutto accade in funzione di precise cause e condizioni interne ed esterne, comportando diverse azioni e reazioni.

Il lavoro del tempo, nuove esperienze, approfondimenti, accadimenti ed eventi interiori e non, possono essere alcuni fattori causali di uno o più cambiamenti di base di ogni elemento interconnesso agli altri. Questo il capitolo del nostro mondo individuale, indipendentemente da genere, gruppo socio economico, tradizione o fede di appartenenza.

L’uomo è sopravvissuto nei tempi, per sapersi coordinare nelle azioni con obiettivi condivisi e riuscendo a comunicare con efficacia con i suoi simili. Così facendo, si è sempre adattato alla realtà cogliendo il meglio dalla natura e rispondendo con intelligenza agli ostacoli della vita e alla competizione con altri animali più grandi, più veloci, più feroci e più forti di noi. Siamo animali sociali abili nell’adattarsi alla natura e agli eventi

Ciò vuol dire che ogni microcosmo di ogni individuo come inizialmente descritto, agisce sempre entrando in contatto con altri microcosmi. Questo lo fa, entrando in relazione facilmente con i più compatibili e vicini, rifiutando gradualmente quelli più lontani e incompatibili da come ritiene mentalmente di essere in un dato momento storico della sua esistenza. Sappiamo tutti che la mente è però per sua natura mutevole, la storia dimostra come cambiano gli aggregati sociali e consapevolezza del “sé” e del “noi” negli anni e nei secoli.

I microcosmi più vicini e più solidi nelle relazioni che durano nel tempo, sono quelli che condividono in maniera profonda valori comuni. Ma anche qui, nulla è fisso in eterno, tutto può mutare nel tempo arricchirsi o perire, innovarsi o degradare, rilanciarsi o evaporare. In più, tutto lascia traccia nel nostro singolo inconscio nel bene e nel male. In tutto questo, il difficile tema dell’amore ha il suo perché, ma lo tralascio qui insieme al concetto di inconscio collettivo di Jung, onde evitare complicazioni di non poco conto in questo post.

L’insieme di tutti i microcosmi del mondo, sono quindi l’intera umanità. Questa umanità è articolata in differenti tipi di società che storicamente di volta in volta si mescolano, allontanano o avvicinano, con confini mobili che variano di norma per prossimità.

La società non è una entità astratta, è l’insieme di esseri umani che grazie a tradizioni comuni, cultura, guerre armate o commerciali, fede, scienza, arte, filosofia, politica, economia, finanza, ecc, si aggregano e disgregano prendendo diverse forme nel tempo. Convenzionalmente si danno un nome in ogni Era per riconoscersi. Famiglia x, azienda y, Etruschi, Italia, Europa, Est, Ovest ecc.Tutto è interconnesso.

In sintesi, possiamo dire che l’intera società umana, la si può benissimo immaginare come una “ragnatela dinamica”. In questa ragnatela, i nodi che congiungono i vari fili della tela sono le persone, i fili della ragnatela dinamica, sono i diversi tipi di relazioni possibili. Cosa accade? 

Queste persone aggregandosi tra loro, creano insiemi interconnessi (famiglie, movimenti, partiti, aziende, Stati ecc). In che modo si aggregano tra loro questi nodi? 

Con moto continuo e andamento lento o forte, essi reciprocamente e in diversi modi, allargano, allungano, restringono, spezzano, costruiscono, consolidano e colorano i fili delle maglie delle loro differenti forme di relazioni con altri nodi. Così il cerchio dove tutto interdipende tra nodi e insiemi si chiude. Anche qui, come in ogni persona, nulla è fisso in eterno e ogni piccola cosa porta in sé conseguenze.

Capire come funziona la società vista come una ragnatela dinamica con tutte queste cause e condizioni così intricate tra loro, dove il singolo condiziona le strutture, e queste, a loro volta condizionano il singolo, crea un apparente caos che tanto fa ed ha fatto disperare le scienze umane e sociali.

Ora, attraverso i Big Data tantissime cose potranno pian piano chiarirsi meglio. Più si andrà avanti con tecnologie e scienze, più si capirà meglio che tutta l’umanità interdipende. I Big Data ci saranno sempre più utili nei tempi, e lo saranno in particolare, per prendere decisioni di mercato e non solo. Ma … ahimè qui scatta un piccolissimo problema.

Se fino ad oggi le scienze sociali e le aziende hanno usato anche la statistica per capire varie cose per studiare e meglio comprendere la “ragnatela dinamica”, oggi, grazie alle tecnologie e agli scienziati, la statistica predomina, l’ingegneria ingegnierizza sicura della ragione, la matematica “ordina”. Tutto ciò ci permette di essere molto più sofisticati nel capire comportamenti, consumi, visioni di vita e dinamiche di aggregazione e disaggregazione, offrendoci una quantità infinita di informazioni mai avute fino ad oggi. Non solo, tutto può essere descritto anche prevedendo i comportamenti umani! I Big Data servono a questo.

Questa scienza ci fa capire in modo più strutturato tutto quello che riguarda bisogni e desideri di ognuno, tipi e qualità di relazioni tra i microcosmi, legami tra insiemi di nodi (persone e relazioni), forme di organizzazioni possibili di logistica e movimentazione delle merci. In pratica, i Big Data monitorizzano momento per momento il mutamento sociale continuo in ogni sua direzione culturale, economica e comportamentale, segnalandoci correlazioni fra eventi. Mai nulla del genere prima d’ora!

Direi che abbiamo generato un figlio che osserva il mondo in modo molto intelligente. Egli sa far calcoli enormemente complessi ad una velocità impensabile. Sa relazionarsi (senza conflitti emozionali tipicamente umani) a qualsiasi suo simile (altra tecnologia) che interagisce con l’umano che intanto, quotidianamente per sfuggire al tabù della transitorietà dei fenomeni e della vita, cerca solo bello, benessere e la vanità.

“Il ragazzo” sa bene di statistica e opera senza aver bisogno di preoccuparsi della noiosa necessità di dover selezionare campioni significativi con margini di errori ecc. come se non bastasse, più che fare le varie medie, si diverte a fare infinite correlazioni delle popolazioni su ogni cosa che gli chiedi. L’unica cosa che non sa fare non è cosa da poco, non sa porsi domande da solo! Tantomeno sa porsi domande creative.

Comunque sia e a parte l’ultimissima piccola considerazione, le correlazioni che nostro figlio ci dà … quale rapporto hanno con la causazione? Ovvero, quali strumenti dobbiamo adoperare per comprendere in modo corretto le infinite correlazioni che ci danno i big data? Questo, è un mestiere da delegare solo a statistici e ingegneri? Abbiamo idea che ormai gli algoritmi si autocorreggono senza più l’intervento degli umani!? 

In soldoni … sappiamo sempre chi cosa chiede e perché? Abbiamo sempre chiari gli obiettivi? Quali? Sono finalizzati a cosa? Abbiamo strumenti, metodi e tecniche da prendere dalle scienze umani, per definire la correttezza di quali siano le cause di ogni correlazione? Basarsi solo sulle correlazioni “eccitandosi” per la mole di informazioni che i Big data ci danno, la vita potrebbe diventare un inferno non da poco! Staccare la spina, sarebbe come ammazzare nostro figlio. Che fare? Quali i temi da affrontare?

Bisogna creare una cultura che sappia integrare scienze umane e statistica, che deve essere diffusa e il più allargata possibile a diverse fasce sociali. L’uomo deve intelligentemente e con saggezza saper coltivare i propri valori del meglio di “essere umano”. Tutto ciò, considerando però che mentre l’uomo cresce in modo lineare, pigramente chiuso nelle sue varie zone di confort illusorie, abbiamo dall’altra, tecnologia e scienza, che incuranti del nostro lento agire, crescono esponenzialmente. C’è di più su cui riflettere. 

Le grandi imprese che già dominano l’economia e la finanza, da tempo lottano tra loro per governare i processi di studio dei comportamenti e possesso dei dati; la politica impreparata al nuovo mondo, tampona in modo inadeguato preoccupata delle prossime elezioni anziché delle prossime generazioni; le piccole e medie imprese (quelle che hanno contribuito a ricostruire l’Italia), sonnecchiano, e impaurite chiudono gli occhi per sperare di fermare il mondo. Che fare? Perdere tempo e sognare di costruire solidi e inespugnabili castelli per difenderci dal tempo che va, spesso neppure nel medioevo questa strategia funzionava. Quindi?

di Franco Ciardiello

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Ciardiello Franco. Sociologo, esperto in big data, analisi e dinamiche sociorelazionali dell’ecosistema aziendale. Collabora, con strutture specializzate nel monitoraggio e analisi di big data per analisi verticali su brand o prodotti per aiutare a creare efficaci strategie di comunicazione volte ad aumentare la visibilità e i livelli di engagement; aiuta imprenditori, manager e professionisti a  creare strategie commerciali e supporto alle organizzazioni di reti vendite; valorizza il potenziale umano per realizzare progetti condivisi; ponendo cura su attenzione e responsabilità, flussi di comunicazione interna, funzioni, deleghe e poteri per ogni ruolo.