Che legame c’è fra Internet e il settore agricolo?

Nessuno, diremmo tutti. E invece no: il web e le nuove tecnologie possono rappresentare una fonte di vantaggio competitivo anche per l’agricoltura e per quei settori di solito legati alla tradizione e a metodi consolidati da decenni. Questo è quanto emerge da uno dei convegni tenutisi durante Vinitaly 2015, I territori vitivinicoli italiani ad Expo – la semplificazione come strumento competitivo verso i mercati, organizzato da Coldiretti.

Agricoltura 2.0 è quasi un neologismo, un termine d’impatto scelto per rimandare idealmente al concetto di Web 2.0, con cui normalmente si indica l’Internet sviluppatosi dopo la rivoluzione digitale.

Cos’é?

Una strategia reale, vincente, un metodo concreto da applicare al business, una possibile risposta a delle problematiche che stanno vivendo ultimamente le pmi (piccole medie imprese) del settore vitivinicolo.

La parola agli esperti…

Come ha spiegato il Professor Pomarici dell’Università di Padova, le pmi del vino hanno uno spazio rilevante nei vini di medio-alto pregio, dove sostanzialmente non serve fare economia di scala, visto che la gran parte della domanda si concentra nel mercato di bassa qualità e prezzoo medio-basso. In questo settore, le ricerche rilevano un aumento di importanza e una maturità crescente di mercati internazionali emergenti (Malesia, Nigeria, Taiwan, Emirati Arabi ad esempio): un dato incoraggiante, ma che allo stesso tempo può mettere in difficoltà le imprese più piccole non abituate ad interfacciarsi con le norme di altri paesi, alla burocrazia legate all’export, alla scelta dei giusti mercati in cui investire. Le potenzialità di Internet entrano in gioco proprio qua: creare un sistema informatico unico di gestione che coordini tutte le attività di amministrazione e logistica diventa un must, così come sfruttare la rete per la tracciabilità dei prodotti che finiscono nei mercati esteri e di cui dopo il confine non si ha più alcuna notizia.

Agricoltura 2.0 indica quindi l’informatizzazione applicata al settore vitivinicolo (ma non solo), in tutte gli aspetti possibili: l’utilizzo di firme digitali per snellire e facilitare i passaggi burocratici, l’intensificazione delle operazioni online con informazioni in tempo reale, del canale e-commerce, ma anche una pianificazione  strutturata di personal branding sui social media.

Ma perché sempre social media? 

Accettare le sfide del tempo, capire come dialogare con il mondo, come essere autentici, credibili e accattivanti in rete, come ascoltare il pubblico e leggere i desideri dei proprio clienti…questo, in sintesi, è ciò che offre l’universo ricco e variegato delle piattaforme sociali: Facebook, Twitter, blog, Instagram, e molti altri…canali fondamentali per l’immagine di qualsiasi impresa e il segreto della sopravvivenza di un’azienda piuttosto che di un’altra.

Nell’era dei blog e dei post, ciò che emerge è l’esigenza di sapersi raccontare, di trasformare la propria attività quotidiana e il proprio passato in storie appassionanti che valorizzino il territorio, i vigneti e le persone che ruotano intorno a un’azienda vitivinicola.

Un branding incentrato sulle persone e aperto al dialogo: questo uno degli elementi più significativi dell’approccio 2.0.

di Francesca Delli Carri e Giulia Micheletto

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Convegno del 22 marzo 2015 ore 15.00 – Vinitaly (Palaexpo – Sala Vivaldi)

Titolo: I territori viticoli italiani ad Expo – la semplificazione come strumento competitivo verso i mercati

Organizzato da: Coldiretti